La pittura antica

È rappresentata dalle opere di alcuni dei massimi maestri del Seicento: Bernardo Strozzi, Mattia Preti, Luca Giordano, Salvator Rosa e Francesco Solimena.
Ispiratosi alla scuola pittorica lombarda prima e a quella fiamminga poi, Bernardo Strozzi predilisse i soggetti di carattere religioso e a sfondo biblico; l’opera presente in collezione, I suonatori, si distacca quindi dalla maggior parte della sua produzione per il soggetto trattato, ma trova un corrispondente ne Il pifferaio, conservato a Palazzo Rosso a Genova.
Mattia Preti, influenzato dai caravaggeschi e dal Guercino, riuscì a coniugare il valore chiaroscurale con il sentimento del drammatico; autore di pale d’altare e di ampi cicli decorativi, il suo luminismo si attua nelle opere di dimensioni più raccolte caratterizzate da soggetti a mezzo busto o di tre quarti, come Cristo e la Samaritana di proprietà della Fondazione, che si può datare intorno al 1660, a conclusione del soggiorno dell’artista a Napoli.
Luca Giordano, che con la sua opera sembra quasi voler ripercorrere l’itinerario della pittura napoletana della prima metà del secolo, passando dal naturalismo post caravaggesco all’impreziosimento cromatico, è presente in collezione con due grandi tele Giuditta e Oloferne e Nettuno e Anfitrite, riconducibili per il tema trattato alle correnti attive nella seconda metà del XVII secolo nell’Italia meridionale.
La fama di Salvator Rosa è legata soprattutto alla rappresentazione di paesaggi caratterizzati da una natura identificata nella dimensione eroica del sublime e dalla predilezione per le tonalità scure e i contrasti luministici; caratteristiche queste tutte riscontrabili nel Paesaggio con tre figure, presente in collezione.
A Francesco Solimena, uno degli artisti che meglio incarnano la cultura tardo barocca in Italia, è riconducibile l’opera Salomone e la Regina di Saba, la cui composizione, caratterizzata da intensi contrasti cromatici, è sottolineata da elementi architettonici che focalizzano l’attenzione sui personaggi.