Il Novecento

Le opere del Novecento offrono la possibilità di addentrarsi nella situazione culturale dell’epoca, segnata da profonde contraddizioni e forti contrasti. La ricerca di moduli esotici di Galileo Chini si affianca al linguaggio divisionista di Aleardo Terzi, all’eco secessionista di Camillo Innocenti e al realismo lirico di Manlio Giarrizzo. Le opere del secondo dopoguerra di Mario Sironi, Filippo De Pisis, Ottone Rosai, Carlo Carrà, Arturo Tosi, Ugo Attardi testimoniano un percorso artistico in via di esaurimento ma non per questo meno degno di attenzione. Le inquietudini della cosiddetta Scuola Romana caratterizzano la serie dei dipinti di Fausto Pirandello, articolata tra il mito, la veduta, la natura morta; la denunzia sociale e l’impegno politico traspaiono nella descrizione delle dure condizioni del lavoro nelle opere di Armando Pizzinato e di Corrado Cagli.
In Sicilia la scena del secolo è dominata dall’attività di Renato Guttuso. Egli rivolse la propria attenzione all’attualità ispirandosi al cromatismo di Van Gogh e alla malinconia degli espressionisti. I dipinti presenti in collezione sono caratterizzati da diversi registri: in Natura morta nordica è ravvisabile un’eco di Cézanne, il Ritratto di Kafka è permeato da un’inquietudine tipicamente espressionistica, I calciatori è animato da una dinamicità che rimanda alle Ballerine di Degas, l’Eruzione dell’Etna è dominato da una incandescente colata di colore che sembra voler aprire le porte dell’inferno.
Lia Pasqualino Noto, allieva di Guttuso, partecipò insieme al maestro, a Giovanni Barbera e a Nino Franchina al “Gruppo dei Quattro”; un raggruppamento di artisti che sorse come reazione al clima culturale del cosiddetto Novecento fascista. Il Ritratto di Tomasi di Lampedusa, un’opera tarda, appartiene a quello che la stessa autrice definiva “il mio periodo del silenzio”, prendendo così le distanze dal dibattito storico-critico della seconda metà del Novecento.
Una testimonianza a sé è costituita dalla presenza di un’opera di Mario Schifano. Protagonista di una nuova generazione di artisti destinati a mutare radicalmente la concezione dell’arte per affermarne nuovi moduli espressivi, in Gigli d’acqua, l’autore simbolicamente traduce, con un’appassionata lettura in chiave pop, il popolare ciclo delle Ninfee di Monet.